PERICOLI del DECRETO “SALVA ITALIA” emergenza COVID 19

Da più parti si è parlato del decreto e dei suoi ormai famosi € 25.000 stanziati dal Governo Conte in favore delle medie e piccole imprese colpite dall’emergenza Covid 19.

Ebbene, da una semplice e breve lettura del decreto emergono complicanze ed ostacoli che sono stati omessi dal primo Ministro nei primi giorni successivi all’inizio dell’ emergenza e che descrivono una procedura amministrativa completamente diversa rispetto a quella enunciata al grande pubblico.

Questi aiuti economici, che sembravano di facile e pronta erogazione, nella loro versione definitiva, così come da decreto liquidità pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 aprile del 2020, presentano invece una serie di ostacoli che lo stesso governo si è visto bene dal rendere immediatamente pubblico.

Primo fra questi riguarda l’entità della fatturazione dell’impresa che deve accedere al prestito.

Infatti, pur considerando la natura stessa dell’erogazione, cioè un semplice prestito, la somma da poter destinare all’imprenditore in difficoltà è prevista nella misura massima di € 25.000,00 ed limitata al 25% del suo fatturato annuo.

Quindi, per ottenere un prestito di € 25.000 è necessario aver dichiarato al Fisco un fatturato annuo non inferiore a € 100.000.

Questo ostacolo, di non poco conto, taglierebbe fuori dal sostegno governativo tutte le piccole partite Iva che dal COVID 19 hanno subito il maggior danno dettato proprio dalla chiusura forzata dell’attività.

Il secondo ostacolo presente nella versione definitiva del decreto governativo è rappresentato dallo stesso meccanismo bancario di erogazione.

Gli istituti di credito, potrebbero aggirare il decreto governativo tagliando fuori dal sostegno economico la maggior parte delle piccole imprese italiane, sfruttando la loro sofferenza sul piano economico e adottando partite incagliate e/o esposizioni scadute e/o sconfinanti. Il Governo non ha tenuto conto nel proprio decreto che gli istituti di credito devono sempre e comunque applicare quelli che sono i meccanismi dettati dalla BCE.

Il grande ostacolo viene rappresentato dal fatto che gli istituti di credito potrebbero, prima far accedere al credito “salva Italia” le piccole e medie imprese in difficoltà per il Covid 19 e, successivamente, utilizzare gran parte del credito ottenuto da queste per coprire sofferenze precedenti, riconoscendo poi alle beneficiarie solo una piccola parte da utilizzare per i propri scopi aziendali. (es. un’impresa che opera con uno scoperto bancario pari a € 10.000, potrà essere obbligata dalla banca di riferimento prima a coprire detto scoperto con i soldi ricevuti con il decreto “salva Italia”, s solo dopo ricevere la restante somma per sopperire ai propri bisogni).

Il terzo ostacolo riguarda le conseguenze penali che potrebbero colpire in futuro lo sfortunato imprenditore, considerando che, questi, dovrà fare molta attenzione alla sua gestione economica, in quanto, in caso di peggioramento della stessa, potrebbe rischiare il carcere per bancarotta preferenziale.

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